Storia di uno qualsiasi
Posted on: 6 Maggio, 2020 - Author: LucaB

I ricordi, il passato, per me sono sempre stati importanti. La storia della mia famiglia di chi ero, anzi… di chi eravamo, le decine di aneddoti che puntualmente ogni anno venivano rispolverati per ridere, per sospirare pensando a quei tempi quasi remoti, spesso obliati dalla frenesia della vita moderna, che nonostante ci abbia “connessi”, allo stesso tempo ha allontanato tutti.
E poi, naturalmente, la paura che un giorno tutto potesse essere dimenticato, che non ci fosse più nessuno a tramandare la storia, la storia di una famiglia, quest’ultimo pensiero, quasi primitivo, è la genesi stessa del libro.

Il primo tentativo di scrittura risale ad una decina d’anni fa e devo dire che non porto’ a nulla, armato di buona volontà iniziai a scrivere sul computer tutta una serie di aneddoti e una bozza di quella che sarebbe stata l’introduzione al libro, ma entro pochi giorni capii che non stavo andando da nessuna parte, era solo un foglio bianco con una serie di pensieri sconnessi tra loro. Erano più le volte che mi trovavo a fissare la stessa riga cercando di capire come proseguire, non c’era una fluidità nel pensiero e soprattutto non c’erano  le immagini nella mie mente, quelle immagini che avrei voluto raccontare e che puntualmente venivano fuori ogni festività trascorsa insieme alla famiglia ricordando, raccontando.
Esiste un tempo per tutto e semplicemente quello non era il momento giusto, così accantonai il foglio di Word in un angolo del computer, ripromettendomi ogni giorno di metterci mano, finché il foglio stesso divenne una delle molteplici cose iniziate e non terminate della mia vita, un ricordo sbiadito.    

Un  giorno, senza un reale motivo, cominciai nuovamente a pensare al libro, una voce dentro continuava a ripetere: “adesso, prima che sia troppo tardi, prima che non ci sia più nessuno dei protagonisti di questa storia, prima che il tempo si prenda tutto” .
Con dieci anni in più sulle spalle, pensai che questa volta non sarei partito in modo casuale, senza una rotta, decisi che prima di cominciare a buttare su carta i ricordi avrei cercato il modo corretto di creare un libro autobiografico, la pura e sterile tecnica.
Così nel tempo libero iniziai a leggere vari blog, forum di letteratura, di autori più o meno noti, di tecniche e quant’altro e tra i diversi pareri uno solo si ripeteva sempre: “Partite dall’indice”. Banale pensai , da profano supponevo che l’indice fosse l’ultima cosa da fare, ma decisi comunque di seguire questo consiglio e intraprendere questa strada.

Così, ogni volta che un ricordo veniva a galla lo scrivevo sotto forma di capitolo, una sola frase che nel dopo potesse richiamare tutto il ricordo, ma nell’immediato mi dava la possibilità di creare un ordine sia sul foglio, ma soprattutto nella mia testa. E come per magia, la magia che penso pervada chi della scrittura ne ha fatto una professione, vedevo tutti i tasselli mettersi al posto giusto, un ricordo ne richiamava un altro e un altro ancora e man mano che venivano a galla capii anche una cosa fondamentale: come scriverlo. Non doveva essere un semplice elenco di ricordi, doveva essere un racconto, una storia, la mia storia,  la storia delle persone che hanno fatto parte della mia vita; la storia di una società, di un mondo che anno per anno mutava attorno a me.

Fu così che mi ritrovai nuovamente davanti a quel foglio, solo che questa volta non era più bianco, giorno dopo  giorno si riempiva, le parole fluivano dalla testa alla mano, mi trovai a ridere e anche a fermarmi, perché in certi momenti il ricordo era, troppo pesante…
Più scrivevo più capivo come dovevo scrivere, un alternarsi di momenti nostalgici, ironici e talvolta surreali e aiutato da anni di letture cercai un mio stile prendendo però spunto da quelli che sono sempre stati i miei autori di riferimento. Sotto i miei occhi il libro prendeva forma.
Quest’avventura durò quasi tre mesi, avevo tra le mani più di trecento pagine, scritte di getto, scritte da una persona che non aveva (e non ha) nemmeno una formazione letteraria, scritta solo usando l’istinto e il mio personale modo di descrivere gli eventi, cercando di portare nel mondo reale i ricordi, i suoni gli odori usando le parole.

Pensai di avere una cosa davvero importante tra le mani, una responsabilità e come tale decisi di dargli la massima importanza, presi così la decisione di coinvolgere un mio cliente del negozio, un professore d’Italiano ormai in pensione. Inizialmente barattai ore di lezione informatiche con ore di correzione del testo; naturalmente da fare insieme, sapevo e sentivo che la forma poteva e doveva essere corretta da chi ne sapeva più di me, ma l’essenza di quel libro non doveva cambiare.
Seguendo le sue indicazioni andai in copisteria e stampai tutte le pagine, un malloppo spesso tre dita. Pochi giorni dopo ci trovammo per la prima volta a casa sua, io seduto davanti al computer ad apportare le eventuali modifiche lui di fianco a rileggere per correggere.
La cosa davvero inaspettata fu che questa persona, un signore di oltre 80 anni con un bagaglio di esperienze notevole sulle spalle, si appassiono’ a tal punto alla storia racchiusa in quelle righe, che per sua ammissione attendava con ansia il giorno (che poi divennero i giorni) di correzione. Tramite le mie parole lui viveva la mia storia che incredibilmente non era poi tanto lontana dalla sua, le persone descritte in quelle parole divennero per lui familiari e gli aneddoti facevo spuntare un sorriso nostalgico sia sul suo volto, che su quello delle moglie che ogni tanto entrava nella stanza spinta dalla curiosità.

Ci vollero altri due mesi per dargli la forma definitiva e, una  volta terminato, decisi di stamparlo per poterlo regalare a tutti i miei parenti. Il giorno che il corriere mi consegnò il pacco quasi strappai in due la scatola, volevo vedere cosa si provava a tenere in mano un libro che parlava di me. E mentre sfogliavo quelle pagine color avorio, sentivo di essere tranquillo, di aver fatto la cosa giusta e aver completato una cosa importante. Sentivo di aver messo al sicuro la nostra storia, di averla messa al riparo dal tempo.